venerdì 25 novembre 2011

“In giro” per lavoro… 仕事で漫ろ歩き

Si incontra proprio di tutto “in giro” per lavoro. Ebbene si, con la mia professione si possono fare tante piccole esperienze, incontri interessanti e avere (a volte) spiacevoli sorprese.

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Incominciamo proprio da qui… dal problema di Napoli a munnezza!!! Sono stato in visita ad Acerra al famoso Termovalorizzatore [資源発電所], con i membri di un’azienda giapponese impegnata nella preservazione dell’ambiente e a far cio’ comincia proprio nelle scuole giapponesi insegnando le regole di comportamento ai ragazzi che saranno applicate nei futuri rapporti con il mondo in cui vivono. Dovremmo proprio prendere esempio da questo popolo per poter sperare in un futuro migliore per la nostra societa’. Ma ci sono anche cose che i giapponesi vengono a studiare qui per cercare di comprendere come vivere meglio….

Sembrera’ strano ma una cosa che ci invidiano sono… i rapporti interpersonali, il buon vicinato, la convivenza con la vicina di casa. La signora della porta IMG_0142affianco che ti presta il basilico da mettere nella salsa e che ti chiede una mano per portare il bambino a scuola. MA per stendere i panni??? Utilizzano lo stesso filo? E come fanno a non bisticciarsi? Possibile che ci si possa mettere daccordo con degli estranei per chi utilizza il filo per i vestiti “Spase o sole”???  Nei vicoli di Napoli si e’ raggiunto cio’ che in Giappone e’ considerato inimmaginabile. Nel paese tecnologicamente avanzato per eccellenza, hanno dimenticato i rapporti umani.

Bel ricordo…. L’intervista alla Sig,ra Takahashi. Una delle sopravvissuta alla Bomba di Hiroshima. In giapponese si chiamano Hibakusha [被爆者] e vanno in giro per il mondo, fino a quando le IMG_0190forze glielo permetteranno, come testimoni viventi di uno delle piu’ grandi tragedie dell’umanita’. Donatella Trotta ne ha tratto uno dei suoi soliti “pezzi capolavoro” degno del Pulitzer. Caso ha voluto che il gruppo degli Hibakusha fossero a Napoli proprio nei giorni successivi al grande disastro del Tohoku e dell’inizio della crisi nucleare di Fukushima [福島第一原発].

Durante questa crisi un altro grande giornalista italiano, Pio d’Emilia ha tratto spunti per varie notizie riportate nel suo libro Pio, Roberto e Steve Jobs 2“Tsunami Nucleare”, presentato in Italia tra i mesi di Agosto e la fine di Settembre. Il libro poi e’ Tsunami Nucleare (JPN Ver.)stato tradotto e riadattato per il mercato giappponese con um titolo molto significativo “日本の問題”che avra’ sicuramente molto successo anche li in Giappone.

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Ehhh!?!? ma che ci fanno delle Vending Machines giapponesi [自動販売機] a Napoli???? Le ho trovate su una Nave da Crociera giapponese che era al porto…. Incredibil!!!!! il simbolo piu’ famoso della societa’ giapponese dopo l’Onigiri A bocca aperta a due passi da casa mia. Come avere a disposizione un teletrasporto che mi ha portato per un breve momento in Giappone. Imbambolato come uno stupido davanti a queste macchinette e desiderare di bere una Calpis Water.

domenica 20 novembre 2011

L’insegnamento di Amélie Nothomb

“Io sono un Giappoletano”; Inizio questo blog parafrasando la srittrice belga Amélie Nothomb la quale nella sua “Biographie de la faim” dichiara: «Moi je parle le franponais». Stupore-e-tremori

A dir la verita’, la Nothomb mi piace molto, sono rimasto affascinato dal percorso che lei ha affrontato con la cultura e la lingua giapponese, e mi ha colpito sicuramente la sua autobiografia descritta nel libro “Stupeur et tremblements”. Per questo motivo ho deciso di chiamare questo Blog con un titolo simile.

Mi e’ piaciuto cosi tanto che sono andato alla ricerca per molto tempo anche del Film diretto nel 2003 da Alain Corneau ed interpretato da Sylvie Testud nel ruolo di Amélie. Grazie ad un’amica giapponese che vive in Francia sono riuscito ad avere il DVD che conservo gelosamente come anche la copia del libro.

Il rapporto della Nothomb con il Giappone, con la societa’ in cui lavora, con i suoi colleghi, i superiori e sopratutto verso tutte quelle regole non scritte della cultura giapponese che alla fine la portarono lontano da quel paese che lei tanto ama e che considera sicuramente come la sua seconda patria, mi ha fatto pensare al rapporto che lega me stesso con questo paese. «Quitter le Japon fut pour moi un arrachement…», (Lasciare il Giappone fu per me uno sradicamento) scrive Amélie Nothomb nella sua autobiografia. E’ la stessa cosa che provo ogni volta in cui sento le ruote del JET che lasciano la pista di decollo dell’Aeroporto Internazionale di Narita con la gioia nel cuore perche’ l’aereo mi sta’ riportando a casa ma allo stesso tempo con la tanta tristezza e la domanda “ritornero’ ancora qui?”