sabato 2 giugno 2012

Un po’ di Gatti

In Casa sono 3 (tre)!!!! Fuori altri due…..
Tutte femmine tranne un maschio (IL MASCHIO!!!) che e’ un po’ caporione, un po’ Garfield (Isidoro per gli italiani) e in definitiva subisce le angherie e le smorfie della femmina che vive nel Garage e che e’ rimasta un po’ selvaggia e forse un po’ delusa da quell’unica notte d’amore che la resa gravida per pochi mesi… l’incidente che ha subito la sorella (fu investita da un’auto) e la successiva sterilizzazione di entrambe hanno messo termine alle sue future possibilita’ di creare una colonia propria.

Quelle in casa sono due sorelle che abbiamo preso a pochi mesi dalla nascita in un negozio di “Pet Food” fuori Napoli. Sono le due streghe che hanno sostituito il Maschio che e’ rimasto nei nostri cuori per 22 anni..

Bimba dietro al Computer

Lei e’ Bimba. Perche’ in effetti e’ una piccola bimba. Affettuosa e’ un po’ capricciosa. Ma alla fine e’ questo che e’ un gatto.
Le piace starci vicino, dietro al Portatile o sull poltrone vicino a noi.

“Parla” molto ma a volte si blocca… rimane a pensare per alcuni minuti e sembra decidere cosa fare o cosa mangiare. Se attraversare o meno una porta. Se andare a sinistra o a destra…. pensa molto.

Minnie

 

Minnie e la sorella di Bimba. E’ la Aristo-gatta di casa. Gli altri sono o meglio NON sono degni di lei. Non si abbassa a fare le cose che fanno le altre. Lei pretende le coccole… ma solo quando vuole o quante ne vuole.

Ma se non vuole… via lontano da tutto e da tutti. Si nasconde nei posti piu’ impensati. Dietro le tende, nell’armadio, sotto il letto ma il suo preferito e’ in mezzo ai cuscini del lettone. Li si sente al centro dell’attenzione ma allo stesso tempo e’ al sicuro e protetta.

Carinzia

Eccola…. la GATTA PROLETARIA. Carinzia. E’ la sorella della Gatta che vive nel Garage che andro’ a presentare piu’ tardi. Piu’ piccola di un anno di Bimba e Minnie. Ha avuto fortuna nella sua sfortuna in quanto gravida di qualche mese, del maschio del rione e’ stata investita da una macchina e fu portata insieme alle due sorelle al Frullone per essere guarita e sterilizzata. la sua guarigione e’ avvenuta in casa. Ma una volta guarita non e’ stato possibile rimetterla fuori. Le sorelle non la riconoscevano piu’ e la attaccavano. Abbiamo deciso di tenerla in casa anche se le altre due non l’hanno mai presa in simpatia.

Fa vita un po’ a se. Da poco tempo qualche volta giocano insieme ma sempre in maniera un po’ violenta e non si fanno le coccole a vicenda come le due sorelle. Forse ci soffre un po’ ma noi la coccoliamo molto per non farla sentire diversa dalle due.

Le piacciono i posti in alto, tra i mobili, negli scatoli della pasta. La notte quando fa le fusa e’ un motoscafo… il SUPERJET!!! (quando aveva i motori nuovi magari)

Calimera

La Sorella di Carinzia si chiama CALIMERA. Vive nel garage, sulla macchina o dientro l’auto. La mattina esce, sta tutta la giornata fuori ma la sera il piu’ delle volte volontariamente, ma a volta con molta strategia la teniemo dentro. C’e’ da mangiare, da bere e la lettiera. Preferisce i plaid alla cuccia. Adora la macchina quando e’ calda. Sopratutto con la copertura sull’auto che lascia passare a poco alla volta il tepore del motore. E’ nemica giurata del maschio del rione. RomeoROMEO… Come altri poteva chiamarsi?

E’ un bel maschione non sterilizzato. Viene, anche facendo delle corse, quando sente il rumore delle chiavi di casa. Riesce a riconoscere anche il motore dello Scooter o della macchina. All’inizio non si faceva avvicinare poi un po’ alla volta siamo riusciti ad accarezzarlo e a volte a prenderlo in braccio ma solo per pochi secondi. e’ stato investito o ha avuto uno scaccione che lo hanno fatto camminare per qualche mese zoppicando. Ora sta meglio e si sta’ riprendendo anche il peso che aveva perso.
Ecco questa e’ la nostra colonia felina.

venerdì 25 novembre 2011

“In giro” per lavoro… 仕事で漫ろ歩き

Si incontra proprio di tutto “in giro” per lavoro. Ebbene si, con la mia professione si possono fare tante piccole esperienze, incontri interessanti e avere (a volte) spiacevoli sorprese.

IMG_0119

Incominciamo proprio da qui… dal problema di Napoli a munnezza!!! Sono stato in visita ad Acerra al famoso Termovalorizzatore [資源発電所], con i membri di un’azienda giapponese impegnata nella preservazione dell’ambiente e a far cio’ comincia proprio nelle scuole giapponesi insegnando le regole di comportamento ai ragazzi che saranno applicate nei futuri rapporti con il mondo in cui vivono. Dovremmo proprio prendere esempio da questo popolo per poter sperare in un futuro migliore per la nostra societa’. Ma ci sono anche cose che i giapponesi vengono a studiare qui per cercare di comprendere come vivere meglio….

Sembrera’ strano ma una cosa che ci invidiano sono… i rapporti interpersonali, il buon vicinato, la convivenza con la vicina di casa. La signora della porta IMG_0142affianco che ti presta il basilico da mettere nella salsa e che ti chiede una mano per portare il bambino a scuola. MA per stendere i panni??? Utilizzano lo stesso filo? E come fanno a non bisticciarsi? Possibile che ci si possa mettere daccordo con degli estranei per chi utilizza il filo per i vestiti “Spase o sole”???  Nei vicoli di Napoli si e’ raggiunto cio’ che in Giappone e’ considerato inimmaginabile. Nel paese tecnologicamente avanzato per eccellenza, hanno dimenticato i rapporti umani.

Bel ricordo…. L’intervista alla Sig,ra Takahashi. Una delle sopravvissuta alla Bomba di Hiroshima. In giapponese si chiamano Hibakusha [被爆者] e vanno in giro per il mondo, fino a quando le IMG_0190forze glielo permetteranno, come testimoni viventi di uno delle piu’ grandi tragedie dell’umanita’. Donatella Trotta ne ha tratto uno dei suoi soliti “pezzi capolavoro” degno del Pulitzer. Caso ha voluto che il gruppo degli Hibakusha fossero a Napoli proprio nei giorni successivi al grande disastro del Tohoku e dell’inizio della crisi nucleare di Fukushima [福島第一原発].

Durante questa crisi un altro grande giornalista italiano, Pio d’Emilia ha tratto spunti per varie notizie riportate nel suo libro Pio, Roberto e Steve Jobs 2“Tsunami Nucleare”, presentato in Italia tra i mesi di Agosto e la fine di Settembre. Il libro poi e’ Tsunami Nucleare (JPN Ver.)stato tradotto e riadattato per il mercato giappponese con um titolo molto significativo “日本の問題”che avra’ sicuramente molto successo anche li in Giappone.

IMG_0238

Ehhh!?!? ma che ci fanno delle Vending Machines giapponesi [自動販売機] a Napoli???? Le ho trovate su una Nave da Crociera giapponese che era al porto…. Incredibil!!!!! il simbolo piu’ famoso della societa’ giapponese dopo l’Onigiri A bocca aperta a due passi da casa mia. Come avere a disposizione un teletrasporto che mi ha portato per un breve momento in Giappone. Imbambolato come uno stupido davanti a queste macchinette e desiderare di bere una Calpis Water.

domenica 20 novembre 2011

L’insegnamento di Amélie Nothomb

“Io sono un Giappoletano”; Inizio questo blog parafrasando la srittrice belga Amélie Nothomb la quale nella sua “Biographie de la faim” dichiara: «Moi je parle le franponais». Stupore-e-tremori

A dir la verita’, la Nothomb mi piace molto, sono rimasto affascinato dal percorso che lei ha affrontato con la cultura e la lingua giapponese, e mi ha colpito sicuramente la sua autobiografia descritta nel libro “Stupeur et tremblements”. Per questo motivo ho deciso di chiamare questo Blog con un titolo simile.

Mi e’ piaciuto cosi tanto che sono andato alla ricerca per molto tempo anche del Film diretto nel 2003 da Alain Corneau ed interpretato da Sylvie Testud nel ruolo di Amélie. Grazie ad un’amica giapponese che vive in Francia sono riuscito ad avere il DVD che conservo gelosamente come anche la copia del libro.

Il rapporto della Nothomb con il Giappone, con la societa’ in cui lavora, con i suoi colleghi, i superiori e sopratutto verso tutte quelle regole non scritte della cultura giapponese che alla fine la portarono lontano da quel paese che lei tanto ama e che considera sicuramente come la sua seconda patria, mi ha fatto pensare al rapporto che lega me stesso con questo paese. «Quitter le Japon fut pour moi un arrachement…», (Lasciare il Giappone fu per me uno sradicamento) scrive Amélie Nothomb nella sua autobiografia. E’ la stessa cosa che provo ogni volta in cui sento le ruote del JET che lasciano la pista di decollo dell’Aeroporto Internazionale di Narita con la gioia nel cuore perche’ l’aereo mi sta’ riportando a casa ma allo stesso tempo con la tanta tristezza e la domanda “ritornero’ ancora qui?”